Gli immigrati sono voci che 'stonano', che disturbono la 'narrazione della nazione'. Gli immigrati sono privati di tanti diritti perchè ritenuti 'altri', diversi. La definzione 'dell'altro' è avvenuto nei secoli scorsi con l'ausilio della filosofia, della scienza e del mondo intellettuale in generale. Era necessario giustificare la tratta degli schiavi, la conquista di nuove terre e la distruzione di intere popolazioni.
Il ventesimo secolo , però, è stato il secolo in cui sono iniziate le grandi migrazioni verso le terre dei conquistatori e colonizzatori. 'L'altro', allora, ha iniziato a far sentire la propria voce da 'dentro' i confini erretti dal mondo occidentale.
Sugerrisco alcuni autori e pensatori:
Homi Bhabba (The Location of Culture) , Ian Chambers (Migrancy, Culture, Identity), Joan Riley (The Unbelonging), Toni Morrisson (Jazz), Merle Collins (Rotten Pomerack) Paul Gilroy (There ain't no Black in the Union Jack: the Cultural Politics of Race and Nation),
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