
L'umanità è giustificata a interferire sulla libertà di azione di chiunque solo al fine di proteggersi. Il solo scopo per cui si può legittimamente esercitare un potere su qualunque membro di una comunità civilizzata contro la sua volontà è per evitare che egli possa recare danno agli altri individui. Il bene dell'individuo, sia esso fisico o morale, non è una giustificazione sufficiente per intervenire a scapito della sua volontà su di esso. Non lo si può costringere a fare o non fare qualcosa, perché "è meglio per lui", perché "lo renderà più felice", o perché nell'opinione altrui sia opportuno o perfino giusto agire in questo modo. Questi sono buoni motivi per discutere con esso, protestare contro di lui, tentare di persuaderlo o supplicarlo, ma non per costringerlo a fare qualcosa contro la sua volontà o per punirlo. Il solo aspetto della propria condotta, di cui ciascuno deve rendere conto alla società, è quello riguardante gli altri. Per l'aspetto che riguarda soltanto lui, la sua indipendenza è di diritto assoluta. Su sé stesso, sulla propria mente e sul proprio corpo, l'individuo è sovrano. Questa è la regione propria della libertà umana. Comprende innanzi tutto la sfera della coscienza interiore ed esige piena libertà di coscienza, nel suo senso più ampio, libertà di pensiero e di sentimento, assoluta libertà di opinione in tutti i campi, pratico e speculativo, scientifico, morale o teologico. Comprende, in secondo luogo, la libertà di gusti e occupazioni, di modellare il piano della nostra vita secondo il nostro carattere, di agire come vogliamo con tutte le possibili conseguenze, senza essere ostacolati dai nostri simili, purché le nostre azioni non li danneggino, anche se considerano il nostro comportamento sbagliato. In terzo luogo, da questa libertà di ciascuno discende entro gli stessi limiti, quella di associazione tra individui, la libertà di unirsi per qualunque scopo che non implichi l'altrui danno. Nessuna società in cui queste libertà non siano rispettate nel loro complesso è libera, indipendentemente dalla sua forma di governo. (John Stuart Mill)
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